Una buona notizia per chi è guarito dal Covid 19. La malattia non lascia danni a livello del microcircolo sanguigno, elemento sotto osservazione dei ricercatori per il coinvolgimento del virus in fenomeni di microtrombi. E non ha strascichi neanche sulla vista.

A confermarlo Stanislao Rizzo, docente di ordinario di Oftalmologia presso l’università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’unità di Oculistica, Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, che anticipa il risultato emerso dai dati preliminari, raccolti sui pazienti guariti nell’ambulatorio post Covid del Gemelli, dove le persone che hanno superato la malattia vengono sottoposte a un check up multidisciplinare completo.

«I dati sui primi 80 pazienti, che arriveranno a 100 in questa settimana – spiega Rizzo – ci indicano chiaramente che non c’è nessuna compromissione a livello di microcircolo retinico e, presupponiamo anche a livello generale. Questo perché la circolazione retinica è la prima sentinella di una eventuale compromissione globale della circolazione periferica. Ricordo che il noto esame del fondo dell’occhio viene richiesto da qualunque tipo di specialista per verificare: il grado di ipertensione sistemica, problemi legati al diabete o altro.

E’ infatti uno degli esami più semplici e meno invasivi per controllare eventuali danni della nostra circolazione periferica generale».

Per valutare la salute microvascolare, «tra gli esami oftalmici a cui abbiamo sottoposto i pazienti c’è l’angiografia Oct, assolutamente non invasiva ma molto sofisticata perché studia la circolazione retinica senza alcun mezzo di contrasto». L’equipe del Gemelli ha escluso, inoltre, danni alla vista anche se molti pazienti hanno lamentato una riduzione della visione da vicino dopo la guarigione.

«Non ci sono conferme scientifiche. E’ ipotizzabile, considerata l’età media elevata dei pazienti, che la malattia – pesante, di lunga durata, trattata a volte con farmaci importanti – possa avere accelerato una variazione dell’accomodazione della visione da vicino propria dell’età. Ma come accade in tutti gli stress fisici, non come danno specifico del virus. Non possiamo dimenticare che il Covid 19 è una malattia importante», aggiunge Rizzo che con la sua équipe in uno studio precedente, su 100 pazienti con infezione conclamata, ha anche ridimensionato l’allarme sulla trasmissione attraverso la congiuntiva.

«Si tratta di un fenomeno limitato, una forma di trasmissione abbastanza difficile. Abbiamo infatti riscontrato la presenza del virus solo sul 5% delle congiuntive dei pazienti».

Fonte: “La Stampa”

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