I miei articoli, le mie poesie, le mie riflessioni...

Per chi suona la campana

Oggi, si sa per chi suona
….tutto il mondo lo sa!
Da nord a sud, da oriente a occidente.
Fiat voluntas tua, Kirieleison.
Quante volte abbiamo ascoltato dolcemente,
distrattamente, quella maschia voce:
Ave Maria, gratia plena, la Sua preghiera
Preferita. E come non ricordare il Suo
privilegiato rapporto umano e mistico con Padre Pio,
che ebbe così a cuore i Suoi desiderata.
Chi avrà ancora tanta forza ed energia
per gridare universalmente il bisogno di pace e di bontà,
per inveire contro la mafia al cospetto
dei cosiddetti spocchiosi potenti?
La campana, tutte le campane della Terra
hanno suonato lugubremente,
attendiamo ora con cristiana speranza,
di veder la fatidica fumata bianca…….
3 Aprile’ 05

In ricordo di mio cugino Cesare

Si dice che dopo un mese la vita ritorna alla normalità, ma non è proprio così per la mamma e il vecchio papà, le sorelle e i fratelli, per la fidanzata di sempre, Loredana, per gli amici più intimi, quelli veri che hanno manifestato questo nobile sentimento in modo profondamente umano, ciascuno a modo suo.
I tanti amici, stanziali e migrati in terre più o meno lontane, hanno in fondo un comune denominatore tra loro e con Cesarino: uno stile di vita sostanzialmente “easy”, semplice e singolare nel contempo.
A loro, e a noi resta un grande vuoto morale e affettivo, ma anche l’esempio di un’incontenibile forza di carattere e di fede, quelle di un vero uomo, secondo la migliore tradizione meridionale: affidabile, mite, responsabile, addirittura osservante dell’orario di lavoro (specialmente quello dell’apertura che gli veniva alquanto improbo, essendo amante - come i più di noi - della vita sociale e notturna).
Ligabue decanta la grandiosità dell’amore che, solo, supera la morte: Cesare c’ha insegnato umilmente ad amare, ad essere amici tra noi, a lottare col sorriso sulla bocca, andando avanti giorno dopo giorno.
Grazie, Cesarino. Addio

Quella stretta di mani e un solo sorriso

Son trascorsi parecchi anni da quella Domenica festosa e primaverile in cui due uomini “prestati” per la loro esistenza all’umanità si incontravano pubblicamente, in una lontana, ignota Parrocchia romana, nella chiesa di Gesù di Nazareth.

Sì, proprio il nome del figlio di Dio, generato in terra ed immolatosi per noi, era quello voluto, agognato chissà per quanto tempo, dal nostro Parroco: “manca a Roma una Chiesa dedicata al nome di Gesù”.

Ecco il primo spunto di rilievo! Don Andrea aveva quella spiccata sensibilità e spiritualità per riflettere bene (proprio il contrario di ciò che fanno oggi i comuni cattolici) e progettare il da farsi laddove c’è una carenza, un’assenza. Ed è quello per cui particolarmente ha speso gli ultimi sei anni della Sua missione, tra fede e preghiera, vita spartana e accoglienza degli emarginati, disadattati, dei più poveri.

Un secondo profilo che lo caratterizza (mi si perdoni il presente, per noi c’è, lo sentiamo vicino) è l’importanza che Don Andrea attribuiva alle Sacre Scritture, la serietà e la costanza con cui attingeva ogni giorno, ora dopo ora, dalla Bibbia e dai Vangeli.

E seguendo il fondamentale esempio di San Paolo avvertiva il richiamo delle terre più distanti, quasi impavido, e sottolineo quasi perché percepiva, ultimamente, la pericolosità della sua presenza, forte e mal sopportata.

Vogliamo parlare della forza morale e fisica, con cui affrontava le più ardue scalate? Addirittura della testardaggine che lo animava nei momenti più difficili o più delicati, in cui si doveva decidere qualcosa che la maggior parte della gente considera irrealizzabile?

Parliamo della Sua ilarità, dell’attaccamento alla famiglia, amore e rispetto profondi per i genitori.

Parliamo pure della dichiarazione di apertura del processo di beatificazione da parte del Card. Ruini, dei tanti servizi giornalistici e televisivi, dei giovani sacerdoti e ministri di culto formatisi assieme a Don Andrea, delle migliaia di parrocchiani in lacrime che hanno reso omaggio nell’ultima, solenne tappa terrena.

Per molti resterà un ricordo incancellabile come quella Domenica e quella foto stupenda in cui le mani di Papa Giovanni Paolo II stringono e accarezzano quelle di Don Andrea e lui che fa altrettanto, mentre i sorrisi sembra si uniscano in uno solo e gli sguardi che comunicano direttamente al cuore due singolari modi d’essere cristiani che resteranno nella storia.

Michele Marino

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